Sono Gli Alpini

Due soli colori

Due soli colori, il bianco e il nero; due soli colori per raccontare una storia.
Ma su queste tele sono davvero colori il bianco e il nero? La somma di tutti i colori dello spettro elettromagnetico e l’assenza di ogni colore, possono davvero essere considerati colori o non rappresentano, piuttosto, la simbologia che descrive un inizio e una fine?
Il tutto e il niente, l’alfa e l’omega, la vita e la morte.
Il bianco: la somma di tutti i colori; la vita che scorre in mille forme diverse come i colori che variano secondo tutte le loro possibili, infinite combinazioni.
Il nero: l’assenza di ogni colore; la vita che è finita.
E questo bianco e questo nero si stagliano e spesso quasi si confondono con l’azzurro smorto – questo si è un colore – di un cielo che non è completamente sereno e neppure completamente nuvoloso che pare indicare, nella sua sbiadita, opaca omogeneità, un confine indefinito ma certo, una linea netta di separazione prima della quale impera il bianco e oltre la quale è il nero ad occupare lo spazio. O, più che lo spazio, il ricordo.
E’ un orizzonte, una linea oltre la quale i colori della vita vengono cancellati.
Eccolo il messaggio che questi colori trasmettono: l’incerta costante che ha accompagnato la storia degli Alpini lungo il corso della loro vita; in guerra certamente, ma anche in pace, poiché l’ambiente in cui erano e sono chiamati ad operare, un ambiente a volte ferocemente ostile come solo la montagna sa essere, non distingue i motivi che spingono a percorrerla.
E’ per questo che non si rende necessario distinguere i volti degli Alpini che si allungano in file disordinate sul mare di neve della steppa o che arrancano lungo il fianco della montagna; è un’esigenza, è il feroce desiderio di vincere un destino feroce, la necessità di sobbarcarsi una fatica, la cosciente fedeltà verso un ingrato dovere ciò che li accomuna. E in questo sono tutti uguali, un’entità unica entro la quale la sorte può decidere a piacimento ma secondo un canone del tutto casuale: in un punto si vive ed un passo più in là si muore, ce lo insegna la loro storia. Che la causa sia il gelo o il fuoco nemico, oppure la volontà di vivere che abbandona la mente, o il gelido abbraccio della valanga, o l’assurdo incidente, l’insidia improvvisa del crepaccio o, ancora, un fanatismo antico e spietato poco importa, si muore e basta.
Credo sia questo il pensiero che ha condotto Vittorio a stendere questi due soli colori sull’azzurro sbiadito dell’incerto trascorrere della vita.

Roberto Bertani.