Ritratti

Ritratti

Una mostra di ritratti riporta  inesorabilmente al significato stesso del ritrarre.
Artisti, filosofi, scrittori hanno espresso nel tempo una loro interpretazione sui modi del “fare” e del “leggere” un ritratto.
Nell’era contemporanea Jean Luc Nancy, una dei filosofi più interessanti sullo scenario del pensiero post-decostruzionista, autore di un significativo libro ”Il ritratto e il suo sguardo” ci dice che è lo sguardo a “esporre” il soggetto di pittura e a presentarlo al nostro stesso sguardo mettendo al centro l’atto dell’osservare  e le aspettative di produrre una fedele immagine.
Una chiave di lettura e fors’anche per diversi ritratti che Vittorio Ferrarini ha raccolto attorno al tema verdiano.
Le immagini sono quelle dell’amico Leo Nucci il celebre baritono, interprete sulla scena e sulla tela di Rigoletto, I due Foscari, Luisa Miller, I Vespri Siciliani, Nabucco visti con quel tratto di ironica attenzione che compare spesso nelle opere dell’autore, imprenditore nelle vita artista per passione.
Ci soni i protagonisti dell’opera e c’è Verdi, il Maestro, in un contesto di materia, colore e forma, dove non manca lo sguardo personale, legato all’osservazione ed alla voglia concreta di andare oltre la semplice trasposizione della memoria.
C’è lui, infine, l’autore. E qui di fronte all’autoritratto, il gioco si fa aperto e coinvolge lo spettatore alla ricerca della “verità”.
Elementi di base di questo ed altri temi che nel tempo Ferrarini ha interpretato, utilizzando la tecnica mista così da rendere spessori, colori, forme in maniera personale.
Aspetti che no sfuggono neppure al ritratto dove il gioco e mediato dalla scena. L’opera è il teatro e il teatro della rappresentazione sembra stare nei volti, negli sguardi, nei costumi ma anche nella storia.
Ferrarini li osserva, “mette in scena” il suo gioco delle parti. Il teatro sta lì, davanti ai nostri occhi.

Stefania Provinciali.