Arte Rupestre

L’incontro

Il mio primo incontro con l’arte rupestre fu nel 2008 in Val Canonica in provincia di Brescia. Ebbi la netta sensazione di entrare in un grandioso mondo immaginario. Mi resi conto che l’uomo preistorico ha cercato con le forme, i segni e i colori di dialogare con il mondo circostante.
L’arte rupestre era il metodo universale per memorizzare e trasmettere nozioni e messaggi.
E’ il più grande e significativo archivio della storia dell’umanità.
L’opera non va colta come documento del passato ma come introduzione, oltre che dell’uomo simbolico, anche dell’uomo artista. Sono i modi dell’espressività umana che precedono la scrittura.
Le opere di arte visuale, pitture, incisioni e sculture costituiscono la più importante documentazione sull’evoluzione dell’uomo nei millenni.
In Africa le prime testimonianze di arte rupestre risalgono a 40.000 anni fa. In Asia e Europa a 35.000 anni. Nelle Americhe la datazione più antica a 30.000 anni. In Australia almeno 22.000 anni. Ognuno di questi popoli porta, oltre alle proprie tradizioni, l’esigenza di produrre Arte. Il patrimonio artistico preistorico nella sua vastità planetaria del fenomeno dell’Arte rupestre è impressa su migliaia di superfici rocciose in tutti i Continenti.
Produrre arte non era un passatempo ma una occupazione estremamente seria che permetteva all’uomo di puntualizzare e definire determinati aspetti vitali della sua relazione esistenziale con alcuni elementi del mondo circostante.
Questo immenso patrimonio non è movibile e non può trovare spazio in nessun museo del mondo. Deve restare deve è nato.
Purtroppo dobbiamo assistere impotenti al graduale affievolimento dei colori e alla inesorabile logorazione della più sbalorditiva testimonianza che le generazioni del passato ci abbiano lasciato.
L’arte quando è tale non muore. Dopo svariati millenni le pitture paleolitiche ci parlano ancora. L’artista muore; l’arte quando è arte è eterna. Il mio riprodurre su tavola queste scene è come riscoprire ogni giorno ciò che è già dentro di noi. E’ come rivivere la magnifica scoperta della più grande avventura della quale da millenni noi tutti siamo i diretti protagonisti.

Materiali usati

I nostri antenati per “dipingere” sulle pareti rocciose usavano le dita oppure tamponi fatti di un ramo con arrotolato in punta pelle di animali, ossa di animali o pietre appuntite. Veniva anche usato, soffiando con la bocca, il colore messo all’interno di in osso cavo.
Un esempio sono i negativi delle mani.
I colori base erano: nero, bianco, giallo, rosso e ocre.
I colori erano ricavati da ocre di terre colorate a cui si aggiungeva il nero manganese molto diffuso in natura. Le ocre e le terre di vari colori potevano essere diversi da nazione a nazione in base all’intensità degli elementi minerali. I colori erano utilizzati in vario modo sotto forma solida o liquida.
Un altro pigmento o colore molto usato erano le feci di pipistrello. Gli stessi materiali venivano usati anche nelle pitture corporali.
L’utilizzo del carbone come pigmento non è provato in quanto si sarebbe decomposto o scomparso nell’arco di dieci o quindici millenni. Questo ci ha privato di un gran numero di pitture o disegni.
Purtroppo molti colori verranno poi alterati  dal tempo, dalle  intemperie,
dall’umidità e dal focolare tribale.